In queste pagine troverete alcuni appunti d’arte e di viaggio. Non hanno la pretesa di essere “critiche d’arte”, ma nascono col desiderio di trasmettere emozioni, sperando di essere buoni spunti per uno o più itinerari d’Arte. Buon viaggio!!!


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Andrea Mantegna
- Il “Cristo morto”
- Un capolavoro che vale una gita a Milano. Anche in giornata, come abbiamo fatto noi da Trieste in un giorno di fine maggio. Quattro ore (circa) e siamo a Milano, alla Pinacoteca di Brera, dove sono raccolti numerosi altri capolavori.

Ma nel Cuore c’è solo uno fra tutti: il “Cristo morto” del Mantegna. Il famosissimo quadro, visto da vicino, ti cattura come poche opere al mondo. Una prospettiva da mozzafiato trasmette un pathos incredibilmente vivo. La drammaticità espressiva sta nella figura del Cristo che sembra schiacciata, quasi sproporzionata. Una prospettiva abilmente e appositamente disegnata dal Mantegna, noto per i suoi scorci.

Il volto del Cristo è solenne ed il pianto dei tre personaggi, Maria, San Giovanni e la Maddalena, cade sul corpo inerme deposto sulla Tavola dell’unzione. Ci sono due indizi che fanno notare che non si tratta del Sepolcro: il vaso dell’unguento in alto a destra e il caratteristico color rossastro a venature bianche della pietra.

Altro particolare che colpisce è la terza figura, semi nascosta e quasi riassorbita dall’oscurità dello sfondo. Che si tratti della Maddalena si evince dal fatto che lascia chiaramente intravedere la bocca aperta nell’espressione straziante del dolore: iconografia che caratterizza questo personaggio.

Mantegna dipinse questo capolavoro (cm 68 x 81) attorno al 1480; è una tempera su tela e non si conoscono le origini e l’eventuale committenza. Sembra sia stato trovato nel suo studio dopo la sua morte. Da subito ebbe numerosissimi estimatori, tanto da essere riprodotto spesso già all’epoca.

Il quadro, seppur protetto da un vetro, emana tutta la sua grandezza artistica e staccarsi da lì non è cosa facile. Guardandolo dal vivo ci ha riempito l’animo, ripagandoci delle quattro ore (con le dovute fermate) di viaggio che separano Trieste da Milano.

Andrea Mantegna - Isola di Cartura, vicino a Padova 1431 – Mantova 1506. Fu allievo di F. Squarcione. Nel 1448 è autonomo e realizza assieme a N. Pizzolo, per conto della fam. Ovetari, la decorazione della cappella omonima nella chiesa degli Eremitani (Padova). Gli affreschi sono stati quasi totalmente distrutti durante i bombardamenti del 1944. Nel 1453 sposa la sorella di G. Bellini. Visita varie città. A Mantova fu il pittore dei Gonzaga. Famosi gli affreschi della cosiddetta “Camera degli sposi” a Palazzo Ducale. Ha lasciato innumerevoli capolavori. La sua casa di Mantova, famosa per la sua architettura cubica con un cortile centrale circolare, è visitabile e ospita mostre.


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Gian Lorenzo Bernini
– Il “David”
– Roma, Galleria di Villa Borghese. E’ un pomeriggio di settembre di qualche anno fa quando incrocio lo sguardo accattivante del David del Bernini. La sensazione è stranissima: nel maestoso insieme della statua, il marmo sembra vibrare nell’attesa dell’atto finale: il lancio della fionda. Ed è questo l’intuitivo atto creativo del Bernini: riprodurre quell’attimo non ancora consumato e fermarlo nel tempo.

Ed è proprio questo che rapisce, assieme alla tensione emotiva che emanano i muscoli tesi, pronti a “stendersi” e a “liberarsi”. Ma al giovane eroe non servono armi, che vengono abbandonate ai suoi piedi. La sua Forza e la sua Bellezza sono la Fede in Dio.

Siamo nell’epoca barocca, e la figura del David era uno dei motivi più riprodotti dagli artisti italiani. La versione del Bernini fu scolpita per il cardinale Scipione Borghese, quando lo scultore aveva appena 25 anni. Ultimata in pochi mesi, rivela un dinamismo eccezionale.

Altro particolare che colpisce è la terza figura, semi nascosta e quasi riassorbita dall’oscurità dello sfondo. Che si tratti della Maddalena si evince dal fatto che lascia chiaramente intravedere la bocca aperta nell’espressione straziante del dolore: iconografia che caratterizza questo personaggio.

I contrasti di luci e ombre sono i “colori” delle statue, e nel David ne esaltano tutta la Bellezza, estetica e spirituale. In particolar modo colpisce il movimento dei capelli. Un tocco raffinato che denota il “pensiero” della ricercatezza barocca. Il Bernini riproduceva spesso “dal vero” e ai suoi modelli chiedeva di muoversi per “catturare” ogni aspetto del corpo. Un rivoluzionario metodo, anche per un periodo come il barocco, pronto a riprodurre ogni movimento e ogni sinuosità.

Ma non solo. In quel marmo c’è qualcosa di straordinariamente “vivo”: la statua infatti è l’autoritratto del Bernini, ed emana tutta la sua personalità. Dallo sguardo trapela quasi un sottile messaggio che lo scultore, audacemente, vuole sottolineare: anche lui, come il giovane eroe David, non teme rivali o confronti. Nessuno è maestro nella pietra come lui.

Gian Lorenzo Bernini - Napoli 1598 - Roma 1680. Nel 1605 si trasferisce con la famiglia a Roma. Si formò nella bottega del padre, anch’esso scultore. Nel 1624 lavora alla basilica di San Piretro, tra cui crea: il “baldacchino” ed il colonnato davanti alla chiesa. Celebri le sue fontane romane, tra queste: Fontana dei Fiumi (1648-51) in Piazza Navona; Fontana del Tritone in piazza Barberini (1640). Si ricordano due opere maggiori: l’estasi di S. Teresa (1647-52, Roma, S. M. della Vittoria, cappella Cornaro; e la Beata Ludovica Albertoni (1671-74, Roma, S. Francesco a Ripa). Papa Urbano 8° fu suo grande sostenitore.


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Cìvita di Bagnoregio
- Provincia di Viterbo
. Viaggiare è interessante ma forse un po’ costoso…Non sempre si può andare a Parigi o a Londra…Per chi vuol conoscere e vedere qualcosa di bello e di artistico, si possono fare delle interessanti gite anche di uno o due giorni in Italia. Abbiamo un patrimonio artistico inestimabile!!!

Di luoghi così belli e straordinari, come Cìvita di Bagnoregio, in Italia ce ne sono tanti. C’è solo imbarazzo della scelta. Questa cittadina colpisce per la sua particolare e naturale struttura su cui è nata: uno spuntone di tufo. Raccolta attorno ad esso, vi si accede solo a piedi, attraversando un lunghissimo ponte.

Un po’ etrusca, un po’ gotico-longobarda, emana una sorta di “fermo immagine” del tempo. Invece anche qui la vita procede con il suo ritmo giornaliero e moderno tra case, vicoli e chiese, mentre il sussurar del vento si fa strada in un’atmosfera magicamente medioevale.

Fragile nella roccia che lentamente decade, ricca di storia, “Balneum regis” (questo un suo nome antico) nel 1221 ha dato i natali a San Bonaventura Tecchi che la definì “La città che muore”. Speriamo che non accada mai…

 

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