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In queste pagine troverete un po' della nostra
storia e dei nostri ricordi, alcune curiosità
e qualcosa su Trieste. Buona visione! |
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La storia della Bottega d’arte “Le
Amèbe” parte da lontano e in un modo assai
diverso dall’attuale. Era il 5 settembre del
1953 quando i miei genitori, Nives e Sergio,
aprirono (sempre in via Bramante 1) la bottega
artigiana (negozio) di materiale elettrico,
casalinghi e impianti elettrici.
L’elettricità: una tradizione di famiglia.
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Nel 2000,
dopo aver vissuto una vita tra
lampadine, fili ed aver gestito il negozio per
svariati anni, trasformo la “Bottega
elettrica” in “Bottega d’arte”, dove i miei
quadri ed i miei oggetti decorati a mano sono
diventati un lavoro. Un’attività che nasce
dalla passione per l’arte e da una lunga
esperienza artistica. La nuova avventura ha
inizio, ma senza mai dimenticare il passato.
Le nostre origini: un bene prezioso!

Successivamente, ospitando mostre, corsi e
sviluppando l’attività di curatrice artistica,
la Bottega d’arte è diventata anche un piccolo
salotto aperto a tutti, artisti e non. Dal
2006 siamo presenti con questo Sito Internet
che si aggiorna e si rinnova continuamente.
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Perché “Amèbe”
- Quando nel 1997 un mio amico vide il
mio quadro della foto qui a lato, mi disse che
gli ricordava un mondo acquatico, simile alle
amèbe. L’idea mi colpì e questo quadro è
diventato il simbolo della mia creatività
dando il suo nome prima ad una mia mostra
personale e poi alla Bottega d’arte.
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Perchè "Bottega"
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Dalle nostre parti (ma forse anche
altrove) negli anni dei nostri nonni era
comune chiamare il negozio “bottega”. Ed è
così che son cresciuta: nella “Bottega
elettrica” che sa di calore umano, di vecchi
ricordi e di lavoro fatto col Cuore.
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Nota d'arte

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Ma c’è anche un risvolto artistico: ho
pensato alla Bottega degli artisti del
Rinascimento, dove i ragazzi venivano “messi a
bottega” per imparare il mestiere. Era un
luogo dove nascevano i grandi capolavori, ma
era anche un luogo dove i grandi Maestri,
com’era usanza allora, creavano anche oggetti
di uso comune. Vediamone alcuni: il
Brunelleschi non fu solo l’artefice della
cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze ma
fu anche orafo; Andrea Mantegna, pittore dei
Gonzaga, si dedicò alle incisioni e il Beato
Angelico, famoso per i suoi azzurri, decorava
pergamene.
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5 settembre 2008: festeggiamo i 55
anni di vita e di lavoro in via Bramante con
una mostra storica: la vetrina allestita con
ricordi e vecchio materiale elettrico, e
presso la saletta del vicino bar le foto
d’epoca. Un brindisi ed il libretto per
ricordare come eravamo!!!
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Sergio
Machne da giovane ha suonato il sax
tenore ed ha un talento naturale per il
disegno e per la pittura. Dal 1997, spronato
dalla figlia, ha partecipato ad alcune
collettive. Il suo stile è figurativo.
Predilige l’olio su tela ed il disegno a
matita.
Il quadro della foto è del 1999 - Olio su tela
- 50 x 70.
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Alcuni ricordi
“Elettrici” |


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1968: anche per noi il ’68 è un
anno “rivoluzionario”. Il negozio viene
ristrutturato e diventa più luminoso e
spazioso. Un nuovo look per andare incontro
agli anni settanta. Con le mattonelle verdi che
piacevano tanto a mamma!
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1970: papà Sergio, in ricordo del
padre, istituisce il 1° “Trofeo Francesco
Machne” per un torneo di bocce.

1976: S. Machne partecipa al 1°
corso di tecnica antinfortunistica e
aggiornamento normativa impianti elettrici
presso la sede dell’Ente Nazionale Prevenzione
Infortuni (E.N.P.I.) di Trieste.

1983: in occasione del 30° di
attività la Ditta Imp. Elett. Sergio Machne
viene inserita - dal Messaggero Economico
Italiano - nell’Albo D’Oro del Lavoro per la
sua prestigiosa attività professionale.

1985: la Ditta S. Machne riceve il
Premio Internazionale “Ercole d’Oro” Oscar per
l’Artigianato indetto dall’Accademia
Internazionale per le Scienze Economiche e
Sociali. Villa Manin (UD). Motivazioni: quale
riconoscimento di merito per aver contribuito
con le sue indubbie capacità dimostrate
nell’espletamento della propria attività a
mantenere vive quelle che sono le tradizioni
artigianali.
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Curiosità - Zona Via
Bramante - Trieste |

Zona d'arte

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Via Bramante è circondata da Vie
dai nomi illustri: Via Tiepolo, Via Segantini,
Piazza Sansovino, Via Bernini...Un pezzo della
storia dell’Arte racchiuso nelle vie e nelle
piazze del rione. Non c’è dubbio…è proprio il
mio rione!!!
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Chi è D. Bramante

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Monte Asdruvaldo (PS) 1444 - Roma 1514.
(Donato di Pascuccio di Antonio, detto
Bramante). Architetto, si forma a Urbino. E’
vicino a Piero della Francesca. Attivo in
Lombardia con i potenti Sforza. Si ispira al
Brunelleschi. Nel 1500 si trasferisce a Roma.
Papa Giulio 2° lo nomina sovrintendente alle
fabbriche papali e per la costruzione della
basilica di San Pietro. Fu anche pittore: un
quadro famoso si trova nella pinacoteca di
Brera (MI): il “Cristo alla colonna” (1490
circa).
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Il palazzo di Via Donato Bramante n. 1
- E’ un caseggiato costruito nel 1939,
progettato dall’architetto Riccardo Pezzi. E’
in stile “Razionalista”. Dal primo dopoguerra
in poi, arrivando agli anni trenta,
l’architettura italiana sentì la necessità di
reagire all’eclettismo ottocentesco, e alla
breve stagione del Liberty, con una maggiore
uniformità e semplicismo stilistico.
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Di fronte alla mia Bottega c’è una casa
rosa. In uno degli appartamenti ci ha abitato
per tre anni (dal 1912 al 1915) uno dei grandi
scrittori del Novecento: James Joyce. Una
lapide sul muro esterno lo ricorda. Questa è
solo una delle tante case abitate dallo
scrittore durante i suoi soggiorni a Trieste,
ma in quelle stanze Joyce scrisse la bozza di
uno dei suoi scritti più celebri: l’Ulisse.
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La scala

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Di fianco a questa casa c’è la
Scala J. Joyce che collega la Via D. Bramante
alla Via Segantini. Qui c’è il castello Basevi
che ospitava il vecchio Osservatorio
Astronomico di Trieste. Ora ci sono solo gli
uffici, l’Osservatorio è stato trasferito a
Basovizza (TS). Nei primi anni ottanta fu
tolta l’ultima cupola da una delle torri.
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Via Bazzoni

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La via, sul Colle San Vito, prende
il nome dall’omonima villa che fu, verso la
fine del 1800, la dimora di Riccardo Bazzoni,
podestà di Trieste. Chiusa da molti anni,
qualche anno fa è stata messa in vendita dagli
eredi e tutti gli oggetti messi all’asta.
L’immobile è diventato un’altra sede
dell’Osservatorio Astronomico.
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Dal Colle di San Giusto, sito in
cui si trovano la Cattedrale ed il Castello,
deriva la definizione di “mule e muli” ossia
ragazze e ragazzi. La storia è un po’ lunga
ma, in sintesi, deriva dal nome di un
console-condottiero romano, un certo Aulo
Manlio Vulsone. Il Colle, punto militare, fu
chiamato “Mons Manlianus” ossia: “luogo di
riunione con Manlio”. Da qui il nome
Montemuliano. I pochi abitanti che coltivavano
vigne e ortaglie, venivano chiamati “muliani”.
Ecco, questa sembra essere la ragione perché i
triestini vengono chiamati muli e mule.
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