MOSTRE  

 


 

  L'OPERETTA

L'amore per l'operetta è stato sempre vivo in me, nata in una famiglia amante della musica e dell'arte. La mostra “Brindando con l’operetta” (sabato 10 settembre 2016 presso lo storico caffè Carducci (Maritani) di Monfalcone) è un doppio omaggio che desidero fare al mondo dell'operetta. Il primo è un ricordo affettuoso al giornalista Gianni Cioccolanti (secondo cugino di mia mamma) scomparso nel 2011, che si occupò di musica e in particolar modo di operette. Il secondo va ai tanti ricordi estivi legati al “Festival dell'operetta” - che si svolgeva a Trieste ogni estate - e ad un suo grande interprete: Sandro Massimini.

Il progetto della mostra nasce anni fa, quando propongo a Cioccolanti un'idea particolare: una mostra di quadri con soggetti ispirati e dedicati alle varie operette con accanto le sue recensioni. Un'idea che però non è stata possibile realizzare causa l'aggravarsi delle condizioni di salute di Gianni.

Di quel progetto restano alcuni scritti di Cioccolanti e vari miei disegni preparatori. Ed è proprio da questo materiale, rivisto e completato, che ho pensato di realizzare questa mostra. I disegni di allora, trasformati in piccoli quadri, sono stati realizzati con due tecniche: i fondi su carta sono dipinti ad olio, con la stessa tecnica pittorica usata per i miei quadri su tela; mentre i disegni, rifiniti in china, presentano una particolarità: sono appena tratteggiati e lasciano intravedere il fondo. Un suggestivo effetto “trasparenza” che ben si abbina alle atmosfere poetiche dell'operetta.

Vedremo così, accanto ai miei disegni gli scritti di Cioccolanti. Anche se va detto che, in origine, il progetto prevedeva la trasformazione dei disegni preparatori in quadri ad olio arricchiti di particolari. La scelta delle operette non è stata facile: sono tante e tutte belle! Queste sono state le prescelte, tenendo conto anche dei grandi Maestri dell'operetta italiana:

La vedova allegra di Franz Lehar, 1905 - Sogno di un valzer di Oscar Straus, 1907 - Frasquita di Franz Lehar, 1922 - Scugnizza di Mario Pasquale Costa e Carlo Lombardo, 1922 - Il paese dei campanelli di C. Lombardo e Virgilio Ranzato, 1923 - Al cavallino bianco di Ralph Benatzky e Robert Stolz, 1930.

E’ una mostra particolare che, prendendo spunto da una famosa operetta, ci porterà nelle “Nel paese del sorriso” con le sue atmosfere romantiche e nostalgiche.

Prossimamente: l'altra idea da realizzare, facente sempre parte dello stesso progetto, era una collettiva con lo stesso tema. Prossimamente da realizzare.

Gabriella Machne

 

 

La vedova allegra
(1905)
 

Sogno di un valzer
(1907)
 

Frasquita
(1922)
 

Scugnizza
(1922)
 

Il paese dei campanelli
(1923)
 

Al cavallino bianco
(1930)
 
 


 


 

 
Gianni Cioccolanti

 
Scomparso nel 2011, fu giornalista esperto di musica e di operette.

Nel 1978 ha iniziato a collaborare con Radio Antenna con programmi musicali. Nel 1993, iscrivendosi all'albo dei pubblicisti, a Tele Antenna condusse il TG e curò varie rubriche culturali e intervistò vari personaggi dello spettacolo tra cui: Rajna Kabaliwanska, Walter Chiari, Monica Vitti, e in particolar modo gli artisti del Festival Internazionale dell'Operetta, quali: Sandro Massimini, Daniela Mazzuccato, Elio Pandolfi, il regista Gino Landi e tanti altri.

Collaborò con l'Associazione Internazionale dell'Operetta realizzando varie regie e numerosi video, tra cui rielaborò un raro video con immagini inedite di Fedora Barbieri, con cui ebbe una personale amicizia. Fu componente del coro Montasio, seguiva il Concorso Polifonico Internazionale di Arezzo e in qualità di Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori di San Giacomo (rione di Trieste) creò per lunghi anni una serie di eventi culturali e musicali.

 
 
Gabriella Machne

 
curatrice artistica e si occupa attivamente di arte. E' decoratrice e pittrice: stile informale, si esprime con intuitive forme e colori. La tecnica è olio su tela. Al suo attivo vanta una lunga esperienza con presentazioni di artisti e di serate, curazione artistica di mostre collettive e personali presso lo spazio Amèbe e altre sale, interventi dialettici, cataloghi, concorsi (pittorico, poetico, fotografico), presentazioni di libri ecc.

Dal 1996 al 2006 fu membro attivo in una nota Associazione culturale cittadina, dove ha ricoperto anche il ruolo di segretaria, occupandosi di varie attività tra cui l'organizzazione dei concorsi artistici (pittura e poesia).

Nel 2007 l’Ass.to alla Cultura del Comune di Trieste le ha conferito una targa per l’attività artistica. La sua Bottega d’arte Amèbe nel 2013 è presente nel catalogo di un Evento collaterale alla 55^ Ed. della Biennale di Venezia. I suoi lavori artigianali (abbigliamento e oggettistica) sono pezzi unici, tutti decorati a mano singolarmente. L'artista riporta su vetro, stoffa, legno e carta le acquatiche sensazioni dei suoi quadri.

 

 
Storia dell'operetta

L’epoca dell’operetta per tradizione si divide in due periodi: il Periodo d’Oro e il Periodo d’Argento. Il primo ruota attorno al repertorio ottocentesco francese e da quello viennese con Johann Strass. Il secondo parete da Lehàr e dai successivi Maestri. Tale denominazione prende spunto da un valzer di Lehàr intitolato proprio “Oro e argento”.

Il termine operetta viene coniato per la prima volta nel 1853, per indicare un atto unico del musicista Jules Bovery. Molti compositori, nei secoli precedenti al 19° secolo, hanno scritto lavori teatrali simili all’operetta, che hanno per così dire preparato il terreno alla cosiddetta “piccola lirica”. Ancora più antecedenti sono le opere buffe del ‘700, come per esempio “Così fan tutte” di Mozart.

In queste opere vengono portate sulle scene donnine intriganti ma astute e simpatiche. Spesso erano il fulcro delle vicende e venivano chiamate: le servette. In francese servetta si dice soubrette. Così quando Hervé ed Offenbach fecero spazio a questi personaggi, ecco apparire il termine “soubrette” per simboleggiare il soprano brillante, spregiudicato e divertente, in antitesi all’altro soprano, più sentimentale e serio.

Accanto al duetto d’amore per antonomasia del soprano e del tenore, nasce il duetto brillante, ovvero il duetto comico, fra i due personaggi “non seri” per tradizione: il buffo (comico) e la soubrette.

Ai successi parigini, Vienna risponde con le composizioni di Franz Von Suppé e di Johann Strauss. Ma anche altre forme di operette presero piede un po’ dovunque, dalla Spagna alla Gran Bretagna.

I compositori hanno molto interesse per i motivi folkloristici e popolari. E l’Ungheria con le sue csàrdàs era un terreno fertile. Emmerich Kàlman, ungherese purosangue, divulgò le tipiche cadenze tzigane (La principessa della czardas, La bajadera e La contessa Mariza).

L’operetta italiana invece nasce con Giuseppe Pietri, Lombardo e Ranzato. Pietri si richiama al folklore nostrano e tiene presente la nobile tradizione dell’opera buffa italiana, (La donna perduta – Acqua cheta). Il duo Lombardo - Ranzato porta invece l’aria dell’esotico fiabesco e piccante, con scene e costumi sempre più vicini al teatro di rivista (Il paese dei campanelli, Cin-cin-là, Madama di Tebe e Scugnizza).

In Francia, il padre dell’operetta è Offenbach: satira e parodia politica, difficile da comprendere, momento storico scritte.

Nel 1950 Trieste prende in eredità il “Festival dell’operetta di Abazzia, noto già negli anni ’30. Famose, negli anni Settanta, furono le rappresentazioni al castello di san Giusto con il suo grande mattatore, l’indimenticato Sandro Massimini.

Era nato a Milano nel 1942. Fin da giovanissimo amava il mondo dello spettacolo. Modello, agli inizi del Settanta inventa la sfilata con sottofondo musicale: un’importante innovazione nel mondo della moda.. Dopo una serie di esperienze televisive e teatrali, nel 1970 l’incontro con l’operetta, il suo grande amore. E’ scomparso nel 1996.

Gabriella Machne

 

 

Operette in mostra


“Al cavallino bianco” di Ralph Benatzky e Robert Stolz - 1930 - Tre atti

Libretto di Hans Muller-Einigen, Erik Charrell, Robert Gilbert, Hans Frankowski, Bruno Granichstaedten

Debutto 8 novembre 1930, Berlino

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


Siamo in Austria, sul lago di S. Wolfgang, nel Salzkamergut. Leopoldo, il primo cameriere dell'hotel “Al cavallino bianco”, ama, non riamato, la bella proprietaria Gioseffa (Josepha). Questa infatti volge le sue attenzioni ad un cliente italiano, l'avvocato Giorgio Bellati. Ma quest'ultimo appare più interessato a Ottavia, figlia di un ricco industriale veneziano : Zanetto Pesamenole.

Padre e figlia sono in vacanza nel Salzkamergut anche per ritemprarsi, visto che hanno una causa pendente con un certo Cogoli, industriale padovano. Leopoldo, per allontanare Bellati da Gioseffa, organizza un incontro vis-a-vis con Ottilia ma, pur riuscendo nel suo intento, viene licenziato in tronco da Gioseffa che infuriata scopre tutto.

Leopoldo parte disperato, Cogoli intanto manda al “Cavallino bianco” suo figlio Sigismondo con la speranza che s'innamori di Ottilia, in modo da finire la causa con Pesamenole una volta per tutte con un matrimonio. Sigismondo invece fa coppia fissa con una ragazza non ricca, Claretta, che ha buffi difetti di pronuncia…che Sigismondo cura baciandola! Lei e il padre, il professor Hinzelmann, possono permettersi un piccolo viaggio solo ogni tre anni.

Nel bel mezzo di tutto ciò, arriva l'Arciduca e Leopoldo riesce ad ottenere che sosti per una notte al “Cavallino bianco”. Gioseffa, per ringraziarlo, lo riassume. Nottetempo Gioseffa si confida con l'Arciduca e, grazie alle sue parole, alla fine capirà che l'uomo che fa per lei l'ha già trovato: è Leopoldo!

Tre matrimoni dunque: Ottilia e Bellati, Sigismondo e Claretta ma soprattutto Gioseffa e Leopoldo: ora anche co-padrone del “Cavallino bianco”.

 

 
“Scugnizza” di Mario Pasquale Costa - 1922 - Tre atti

Libretto di Carlo Lombardo

Debutto 16 dicembre 1922, Torino

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


Nella splendida baia del golfo di Napoli, due scugnizzi innamorati, Totò e Salomè, assieme ai loro numerosi amici, si godono una vita forse povera si, ma spensierata.Un giorno arrivano in città alcuni turisti americani, fra cui il ricco vedovo Toby Gutter, sua figlia Gaby, il segretario Chic, che corteggia Gaby senza troppo successo.

Il gruppo degli scugnizzi contagiano d'allegria gli americani, e in particolar modo Toby. Salomè è invitata sempre più da Toby per un pranzo o una passeggiata lungo il romantico mare di Napoli, ingelosendo il povero Totò. I giorni passano e Tony sente crescere nell'animo l'amore per Salomè e glielo dichiara. La vuole sposare e portarla con lui in America.

La ragazza rimane sorpresa e perplessa... Pensa alla sua Napoli, a Totò, ai suoi amici scugnizzi. Ma sua zia vede di buon occhio questa unione: sarebbe una buona sistemazione per tutte e due.

Totò invece non si dà pace. Si tormenta e si dispera convinto ormai d'aver perso per sempre Salomè. Tenta quindi un'ultima carta. Una sera, quando ormai è stata già fissata la data delle nozze, si reca nella villa di Toby per rivedere un'ultima volta la su “scugnizza”. Purtroppo, scambiato per un ladro, viene arrestato.

Per fortuna l'innocenza di Totò viene presto dimostarta e lui può correre dalla sua Salomè. E' solo ora che Toby si rende conto che nulla potrà mai separare Salomè dalla sua città, dai suoi affetti ed dalle sue canzoni.

Tornerà tristemente in America con Chic e con la figlia Gabry, che forse si era innamorata di Totò senza mai aver osato confessarglielo.

 

 
“La vedova allegra” di Franz Lehar - 1905 - Tre atti

Libretto di Victor Leon e Leo Stein

Debutto 30 dicembre 1905, Vienna

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


L'ambasciatore Pontevedrino a Parigi, il barone Mirko Zeta, ha ricevuto l'incarico di trovare un marito Pontevedrino alla bella vedova Hanna Glavary, vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo Stato ed in possesso di una favolosa somma di denaro. Se infatti la “vedova allegra” dovesse contrarre matrimonio con uno straniero, il suo capitale passerebbe all'estero e dissanguerebbe la banca Pontevedrina.

Njegus, consigliuere dell'ambasciata, suggerisce il nome del conte Danilo Danilovich, ma c'è un imprevisto: fra Hanna e Danilo c'era stata, alcuni anni prima, una storia d'amore piuttosto burrascosa. Danilo infatti aveva interrotto la storia d'amore con Hanna su pressione della famiglia, a causa delle umili origini di lei.

Durante un ricevimento all'ambasciata in occasione del compleanno del sovrano, il barone Zeta e Niegus cercano di riavvicinare Danilo e Hanna, ma con poco successo. Lei lo ama ancora ma...per orgoglio non lo vuole dimostrare, seppur lo fa ingelosire.

Anche la moglie del barone Zeta, Valencienne, ha problemi di cuore con un assiduo corteggoatore, Camillo de Rossillon, pur se continua a ripetere che è una “donna onesta” e che non può rovinare il suo matrimonio. Durante una festa nel palazzo di Hanna, in cui sono invitati tutti i personaggi della storia, Valencienne e Camillo si danno convegno in nel chiosco e, quando stanno per essere sorpresi, Hanna si sostituisce a Valencienne, facendo ritenere di essere legata a Camillo.

Ma è a Danilo che pensa e, a sua volta, Danilo l'ama ancora. Dopo confessioni e spiegazioni, se lo confesseranno da “Maxim” al languido suono di un valzer mentre tutti i pontevedrini festeggiano la coppia che i milioni rimasti, fortunatamente, nelle casse dello stato.

 

 
“Frasquita” di Franz Lehar - 1922 - Tre atti

Libretto di Alfred Maria Willner e Heinz Reichert

Debutto 12 maggio 1922, Vienna

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


Siamo in un tipico porto di una città spagnola con quei colori vivi, accesi che solo in Spagna si possono trovare. I personaggi sono: lo zio Aristide Girot, sua figlia Dolly, il suo futuro sposo e cugino Armand, l’amico Ippolito ed infine Frasquita.

Arrivata con una carovana, Frasquita non è proprio una zingara, ma in piena libertà. Una ragazza da conquistare, pensano Armando ed i suoi amici. Armando da prima la disprezza ma ci casca come una pera matura.

Per Frasquita è solo un gioco. Per Armando è qualche cosa di più serio, tanto da dimenticarsi della sua fidanzata Dolly. Ma Frasquita scompare... Armando e Dolly riprendono i bisticci da fidanzati e Ippolito fa da terzo incomodo, innamorato segretamente di Dolly.

Per distrarsi vanno una sera vanno tutti alla Lambra, il miglior locale notturno della città. La diva del locale è Frasquita. Armando è attratto nuovamente dal suo fascino gitano, mentre Ippolito trova il coraggio per dichiararsi a Dolly che accetta la sua corte... un po' perché gli piace... un po' per ingelosire Armando.

Mentre Armando canta il suo struggente amore a Frasquita, lei sembra commossa. Forse è questo è l’amore da cui si è sempre tenuta lontana. Ma non riesce a dimenticare com’è stata trattata da tutti, anche da Armando, quando era vista solo come una zingara. Vuole la rivincita: tutti ai suoi piedi. Armando geloso la offende, lei gli grida il suo odio, mentre vorrebbe dirgli il suo amore.

Armando fugge a Parigi. Dolly e Ippolito, rimasti soli, si consolano a vicenda e qualche tempo dopo li ritroviamo sposi. A Parigi,in casa di Armando che languisce nel ricordo della sua Frasquita, ecco che lo zio Girot risolve le cose. Con uno stratagemma riesce ad introdurre Frasquita in casa di Armando. Ed eccoli affrontarsi per l’ultima volta.

Si dicono cose spiacevoli che non pensano, pensano cose dolcissime che non si dicono. Ma non serve parlare, per loro parlano gli occhi… E così, tra una litigata e l’altra, Armando con il suo amore riesce a domare la ribelle Frasquita. Sono fatti l’uno per l’altro, lo si capiva fin dal loro primo incontro.

 

 
“Il paese dei campanelli” di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato - 1923 - Tre atti

Libretto di Carlo Lombardo

Debutto 23 novembre 1923, Milano

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


Il luogo è un'immaginaria isoletta olandese, “il Paese dei Campanelli”, dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile che custodisce un campanello. Una leggenda racconta che i campanelli suonano ogni qual volta che una donna tradisce il marito. Cosa mai accaduta!

Ma un fatidico giorno arriva in porto una nave in avaria. I marinai, scesi a terra, iniziano a corteggiare le belle dell'isoletta. E accade l'inevitabile. I campanelli iniziano a fare il loro...dovere!

Il comandante Hans fa suonare i campanelli con Nela, moglie di Basilio, il marinaio Tom con la bella Bombon, consorte di Tarquinio ed il buffo La Gaffe, per un imperdonabile errore, con Pomerania, la donna più brutta del paese, sposa del borgomastro Attanasio.

Ma l'attendente La Gaffe, il cui nome dice tutto sulle sue caratteristiche, continua a fare “gaffes”: rivelare a Nela che Hans è già sposato; e poi...fa arrivare in paese, per un malaugurato scambio di telegrammi, tutte le mogli dei marinai, a cominciare da Ethel, moglie del comandante.

E cantando alla Luna un dolce e melodioso foxtrot....la storia si ripete, ma questa volta a far suonare i campanelli sono le mogli dei cadetti con i pescatori Attanasio, Basilio e Tarquinio. Dopo questa specie di pareggio, i marinai ripartono con le loro mogli...lasciando sull'isola nostalgici ricordi.

Tutto come prima…ma chi scommette che i campanelli non suoneranno più...?!?

 

 
“Sogno di un valzer” di Oscar Straus - Tre atti

Libretto di Felix Dormann e Leopold Jacobson

Debutto 2 marzo 1907, Vienna

Quadro di Gabriella Machne (olio su carta, disegno in china)

Riassunto di Gianni Cioccolanti (1944-2011)


Siamo in un piccolo stato europeo: il Principato di Flausenbray, e per una volta l'amore fra una nobile e un non titolato non viene avversato. E' il caso della principessa Elena che riesce ad ottenere in consenso per le nozze con un semplice tenete viennese, Niki, un ragazzo brillante e abituato all'allegra vita viennese.

Le sfarzose nozze sono benedette da re Gioacchino ed Elena è molto innamorata. Niki però, la stessa sera delle nozze, si confida con l'amico Montschi dichiarando che prova un'acuta insofferenza per l'edichetta di corte e, quando apprende che è giunta un'orchestrina di dame viennesi, abbandona la sposa e si reca nel ristorante dove si esibiscono le sue compatriote.

Qui nasce un idillio fra lo sposo e la direttrice dell'orchestrina, Franzi, che ignora la vera identità dell'intraprendente ufficiale. Ma vengono scoperti, non solo dal suocero di Niki, re Giocacchino, ma perfino da Elena. Il mattino seguente Elena si chiede il perché del comportamento di Niki. Avrà forse lei sbagliato qualcosa?

Elena chiede consiglio proprio a Franzi. Ora tutto è chiaro per Franzi. Il tenero innamorato era solo un tenentino in cerca di evasione.

Franzi aiuterà Elena a comportarsi alla viennese come piace a Niki, e rinuncia per sempre all'uomo che si era fatto incantare dalle magiche note del valzer, suonate dalla sua orchestrina.


 


Atelier Bottega d'Arte "Amèbe" dell'artista Gabriella Machne - Via D. Bramante, 1 (Trieste)

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