ARRIGO FRANCESCO MORSUT di HALTRANSTADT  

 


 

 

  Presentazione   Un'artista friulano dall'animo vero e puro. Lontano dai consueti canoni dell'arte, si esprime con opere particolarmente intense. Create su cartoncino con tecnica particolare, vengono poi fissate sulle tele.


 
 







 























 














 



























 














 

Paesaggi – Landscapes - Link sito web: http://aldiladelnulla.jimdo.com


Gabriella Machne - "I paesaggi di Arrigo F. Morsut" - mostra “Aldilà del Nulla”

2009 - Trieste, Villa Prinz 


(…..) Quello che mi ha colpito da subito è la quantità di colore che si sprigiona dalle sue tele e quel desiderio così chiaramente espresso di andare “Aldilà del nulla”.

La sua arte vuol essere un ipotetico balzo per andare oltre alle banalità delle cose delle vita, contrastando con il colore e la fantasia il grigiore del ”Nulla” che avanza.

Un’esplosione quindi irruente, coloratissima e possente che, quasi in contrapposizione alla sua natura riservata e schiva, fa da tramite tra l’artista ed il fruitore.

Subito dopo il primo impatto visivo, ci si sofferma sulle forme che, create appositamente senza contorni ben definiti, lasciano intravedere il pensiero dal quale sono nate.

Partono dal profondo animo dell’artista che in questo modo esprime il suo sentire per la sua terra e per la natura che la circonda. Un naturalismo puro, sentito, senza pesantezze pittoriche.

Morsut, pittore colto e raffinato, si ritrova protagonista di un’arte dove i colori vanno oltre all’apparenza e diventano poesia. Una pittura che trae la sua forza dalla sintesi espressiva che deriva dalla visone del reale, rivelandosi sulla tela con un espressionismo astratto che sboccia in attimi informali.

I colori, che attirano con immediatezza l’attenzione sul concetto che l’artista vuole illustrare, rivelano le sue emozioni, i suoi sogni, i suoi desideri.

Dalle possenti pennellate nascono cieli, fiori, acqua, spazi dell’anima e possibili altrove. Trapela un dinamismo pacato dove il ritmo, elemento attivo e vitale, crea l’armonia dell’insieme.

I componenti che contribuiscono a dare all’opera artistica l’intensa drammaticità stilistica che contraddistingue l’artista, nascono dall’accostamento di vari fattori: l’abbinamento di colori caldi e freddi, i toni cromatici, i valori luminosi e, in particolar modo, la purezza dei colori.


 

Maria Luisa Covassi Caterisano - Mostra “Aldilà del Nulla”

2009 - Trieste, Villa Prinz 

Arrigo Francesco Morsut di Haltranstadt è un artista di talento che ha la capacità di esprimersiattraverso i linguaggi delle varie arti. Infatti è un pittore ma è anche poeta, scrittore, architetto. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive tutte organizzate su invito e ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti. E' un artista originale che sfugge alle mode: di estrema sensibilità, nella pittura egli porta i suoi vissuti, i suoi tormenti, i suoi interrogativi e la sua ansia di ricerca, trascinandoci con ipnotica fascinazione in vortici segreti e in recessi misteriosi.

In queste tempere acquerellate il tessuto pittorico è caratterizzato da straordinaria ricchezza, da marcati contrasti e pennellate estremamente variegate. Gli elementi narrativi sono quasi scomparsi. I colori puri attraverso perentori la superficie della tela, ora in fasce orizzontali che sfuocano verso l'alto o verso il basso, ora s'intrecciano in linee curve o forme che si scompongono e si ricompongono in sfrenate sarabande. Il titolo della mostra è Aldilà del Nulla. Che cos'è questo nulla? Per Arrigo il nulla è la rappresentazione di una realtà non più sopportabile oltre la quale bisogna andare... Che cosa sarà quindi l'Aldilà? Utopos? o Eutopos? Il non luogo? O il luogo felice?

A questo punto Arrigo affida al colore e al segno il senso del suo fare e del suo essere. Con i gialli di cromo, i blu di cobalto, i viola, i rossi...crea misture magiche che il segno rapprende o liquefa. Il colore diventa il liquido amniotico primigenio dove l'anima vaga per superare il guado del dolore, della sofferenza, dell'inconsistenza del nulla. E' un viaggio iniziatico verso il luogo sognato e, come ogni viaggio iniziatico, si attraversano luoghi perigliosi, labirinti e voragini, paludi inquietanti, orbite insonni e spezzoni d'incendio... ma il viaggiatore non si arresta...

Arrigo conosce magie e segreti della pittura: intreccia acqua e cielo, fa nuotare corolle nell'aria, fa scoppiare galassie sotterranee, desta braci profonde, risveglia scrigni assopiti. Il colore si fa ora estatico protagonista di un racconto catartico che vuole tentare il sorpasso dell'oltre confine contro il male del nulla, dell'essere qui blindato e braccato.

 

Marco Marangoni - “Sulla pittura di A. F. Morsut”


Un fondo romanzo “scorre sotto”, come un animato paesaggio interiore, ma innestato nella durée naturale a un tempo: fine, causa, e sostrato delle cose. La vita qui non è solo morte. Non è solo un “post”, un incubo da cui risvegliarsi. Molta arte è stata spesa in una direzione nichilistica dai primi decenni del novecento fino a noi. Una direzione, oggi divenuta così desolatamente ludica, banale, senza ironia, che almeno aveva nel suo contesto Dada delle origini.

Morsut vira, e non è folclore! Ama e non gli basta…volge in arte la natura, secondo uno schema in cui essa trionfi liberata, “mista” come è, e come quasi mai è vista: ecco l’acqua, cielo capovolto e viceversa; ecco la terra definire e per converso sconfinare. E l’orizzonte?…uno spartiacque tra regioni che anziché opporsi sembrano paterciparsi per com-baciare. La serie dei quadri, che poi sembra una ma non lo è, è come una differente ripetizione infinita, che tende all’aldilà.

I colori sono imbevuti d’acqua e d’aria e colti nel processo della loro genesi metamorfica, sono accesi di una passione che i limiti ostacolano. I colori sembrano incorporarli quei limiti però nella loro energica espansione.


Cesare Mocchiutti - “Pittura di memoria”


Sono passati molti anni, ma mi pare ancora di vederlo. Arrigo Morsut intento a preparare la tavoletta di multistrato per l’esercizio di laccatura a tampone. Allegro, ironico, certe sue sparate erano esilaranti. Dopo la scuola d’Arte siamo rimasti in contatto in una cordiale e affettuosa amicizia. Ricordo la tesi di laurea: un grande parcheggio proiettato sul mare.

E gli studi e le soluzioni ardite e interessanti sullo spazio interno degli edifici abitativi. E naturalmente la pittura. In tutti questi anni ho avuto modo di vedere molte cartelle di tempere su carta. Il colore vivace e luminoso, l’impianto semplice e lineare d’infiniti orizzonti che suggeriscono i grandi spazi della pianura friulana, il Fossalon, le foci dell’Isonzo, la laguna di Grado. Il colore non è mai contrasto, ma abilmente fuso con tocchi diafani che ribadiscono la luminosità e la lontananza. Ogni elemento del paesaggio, che potrebbe essere caratterizzante, è deliberatamente eliminato per dare risalto all’unico vero protagonista: lo spazio/colore.

E’ una pittura di memoria: lo sforzo struggente di ritrovare il tempo felice dell’infanzia, di rivivere quelle esperienze con gli occhi incantanti dell’innocenza il clima culturale del momento.

Una temperie dove tutto, o quasi tutto, è in autentico e falso, queste visoni di Morsut sono toccanti per la loro freschezza, semplicità e concretezza.


Luigi del Sal - “Morsut e la cultura Mitteleuropea”


Già lo dissi alla mostra di Gorizia di qualche anno fa. Alle spalle di questo artista c’è la cultura tedesca, perché non c’è dubbio, è certo un pittore colto. Potrei citare Wols o anche Klee, del primo l’angosciosa essenzialità, del secondo la cultura mitteleuropea e diu ambedue per la scelta di quella luce fredda, ma così dilagante in senso orizzontale, collocata in un ordine di spazio scorciante dove i gialli e i rossi che incalzano lo spazio-natura vanno a prevalere sulla stessa, errabonda e frantumata come ricerca dell’infinito fuori anche dalle limitazioni del quadro.

La visceralità esistenziale sempre di matrice colta, non certo primitiva, rimane sempre filtrata da una quasi morbosa sensibilità, si tratta di immagini che dalla realtà traggono soltanto una rispondenza del recupero soggettivo, poiché disponendo di una pulsante emotività di fronte alla natura che risente senza alcun dubbio delle componenti informali di un certo neo-naturalismo.

Morsut difronte ad una realtà alienante, verifica dell’atto ideologico che implica azioni d’urto al contrario egli cerca all’interno di sé stesso le condizioni e le alternative dell’esistenza, il ritrovamento della verità del sogno e di esprimersi mediante il sentimento del dolore.

Tutto lo sforzo che si nota nei suoi dipinti è di raggiungere attraverso il colore il dramma interno che lo tormenta, egli riversa ogni pensiero nella pittura, per questa ragione è da considerarsi un artista. Morsut non cerca di essere un falso astratto o un falso figurativo, pittori che oggi barano mascherando la figurazione o viceversa, è un disegnatore, è uno di quei rari artisti che cerca quello che sfugge e ci fa sfuggire alla volgarità, in sostanza la Poesia.

La pittura dunque per Morsut è una vocazione come la poesia per il poeta, direi quasi un sacerdozio, una vocazione autentica che qualche volta rasenta la frenesia di chi è mosso dall’urgenza interna che lo costringe a esternare la fittissima schiera delle immagini ed è questo tipo di pittura – poesia che resiste a tutte le ingiurie e a tutte le mode.


Anna Barutti - “Aldilà del nulla” tra Arte e Musica”


La pittura di Arrigo Francesco Morsut di Haltranstadt nasce dal Movimento perpetuo delle idee, è Suono che si fa colore incandescente. Tra orizzonti che si moltiplicano, quasi mondi capovolti, scorre la potenza della materia, cola lava di colore che fissa visioni dell'Oltre, vivissime forme che cristallizzano il Trascendente. Archetipi di adamantina potenza vangogghiana muovono come danza infinita.

Colore tra la Luce e l'Ombra. E' il Perpetuo Divenire della memoria che si fa vocazione pittorica e poetica, urgenza filosofica che filtra il fluire del Tempo per stillarne campionature da fissare nel Segno.

Sono vere memorie stravinkiane le sue, ma ancora prima, lasciti brahmsiani e suoni che si adagiano nella tela come danza infinita. Il parallelismo con la musica è d'obbligo. Ma è quello con la Poesia che emerge potente: è quasi parola universale, sintetica. Dalla continua matrice del talento nascono e si stemperano i gesti che portano la versione definitiva dal dolore dell'opera attraverso la sintesi profonda dell'Uomo che si fa carico dell'intera umanità: dal dolore necessario a sostenere lo sguardo verso la moltitudine, l'Artista sa trarre la forza necessaria della testimonianza e del ricordo, della profezia e della ragione.

E' la follia del vivere che produce l'Arte, come l'Arte specchia il vivere. L'assoluto si svela e si rivela continuamente nel quadro, e il quadro entra in risonanza con l'anima dell'osservatore, proponendogli mutate angolazioni, rinnovati punti di vista, come se lo stato nel quale si trova svelasse continue generazioni di colore e nuovi movimenti: il Moto dentro l'opera.

La fantasia dell'Artista è il motore generatore che raccoglie le sfide di lasciti chagalliani per lanciarli in future visioni del mondo, in profetiche forme. La diversità di Arrigo Morsut di Haltranstadt sta nella sua sfida pittorica e poetica, nel coraggio di fissare le proprie opinioni contro la banalità delle facili seduzioni del contemporaneo. Si pone oltre schemi e scuole, oltre catalogazioni impenitenti. E' Potenza della pittura che ancora si dipinge, prezioso dono donato senza riserve e senza censure.




"The stars" – Le stelle - Link sito web: http://aldiladelnulla.jimdo.com


Gabriella Machne (curatrice artistica) - "Commento alle opere"


Anche per "The stars", la sua nuova produzione pittorica, il filo conduttore un coloratismo acceso e brillante, caratteristica primaria di questo artista, unita al tratto veloce e quasi mai programmato.

La luminosità dell'Universo si materializza attraverso forme, colori e masse fluttuanti che si rincorrono in un ritmo naturale. Manifesta così il suo sentire la Vita e l'inevitabile aggancio con il Creato. E' la visione di un “futurismo cosmico” che, inoltrandosi nella profondità dell'Eternità e della Bellezza, si realizza nei fondi scuri, blu notte e quasi neri, che lasciano aperte le porte dell'Infinito: una curiosità mana mai sopita.

Spunto creativo dell'idea è stato il quadro di V. van Gogh, “Notte stellata” dipinta dal Maestro che, guardando dalla finestra la campagna prima del sorgere del sole, vide brillare la stella del mattino. Una visione che sicuramente anche Arrigo ha saputo cogliere, affascinato dalla natura del suo Friuli illuminato in qualche notte particolarmente stellata.

E dalle infinite stelle si fa avanti la grandezza della Natura che si rivela, proiettandoci verso il futuro, verso la Speranza. Un pensiero positivo che, seppur in tutta la sua drammaticità esistenziale, si rivela e sboccia nella creatività.

Tra le trame dipinte del misterioso Universo che ci affascina colorato, si può quasi percepire l'animo dell'artista che vibra, che spicca il volo verso “quell'altrove” così lontano, ma per assurdo, anche così vicino a noi. E tra le stelle “perdute nel colore” troviamo il suo più intimo pensiero.

Il suo è un'animo che canta, che grida, che dialoga con chi riesce a percepire la sua arte come tramite d'intesa per scongiurare il buio della solitudine Umana; solitudine che poi si sorprende positivamente nella luce Divina. Una luce che, citando il Sommo Poeta, va verso l'Amore: “l'amor che move il sole e l'altre stelle” (Dante, ultimo verso del Paradiso - Divina Commedia). 


Marialuisa Covassi Caterisano - "The Stars - Le stelle di Morsut Arrigo Francesco"


La pittura di Arrigo Morsut è la storia della sua anima. Percorso dell’anima, dove gli stupori della forma e gli incanti del colore raccontano quella nostalgia dell’indicibile che lo tormenta. Una delle sue ultime mostre si chiamava “Al di là del nulla” ed era il tentativo di superare la realtà, o meglio di forzare quei limiti e quei confini che precludono l’espandersi del desiderio.

Ora l’antico fanciullo va oltre il cielo e si affaccia alla finestra della notte per guardare il cielo nell’universo… Oltre la volta celeste, c’è il buio: e la tela si copre di un nero lacca, chiuso senza possibilità di affrazione, come se gli sfondi di Arrigo, tormentati da turbinii di rosa e azzurri, si acquattassero o si pacificassero in questo nero assoluto, ineluttabile…

Ma ci sono le stelle. Ognuno di noi nelle stelle deposita un proprio significato, un’aspirazione, forse anche un sogno… Cosa sono le stelle per Morsut? Eccole le sue stelle varcare il buio, attraversarlo, comparire e scomparire, come se le forme e i colori della sua pittura precedente s’impattassero lungo fasce di colore roteanti, fra densi agglomerati e polveri oscure. (...)

Ma a questa struttura composta, si affiancano tele con andamenti liberamente amorfici, si sostituiscono creazioni di forme mai viste, dove la libertà espressiva sgorga impetuosa, aree di fuoco alternano ad aree sfuocate, gli orli si sfanno, l’immagine si scompagina, gli incontri dei colori caldi e freddi sono scoppi, accensioni, fluorescenze… e i segni colorati restano e vagare e a galleggiare…

Si affaccia l’eterna domanda: chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo?


Anna Barutti - “The stars - L’arte e l’opera di Arrigo Morsut”


La pittura di Arrigo Morsut è esperienza emotiva ed un viaggio al tempo stesso. Artista profondo, capace di forza pittorica che rompe schemi e ne spariglia tecniche con gesti nuovi ed inauditi, mira nell’essenza delle cose e ne rivela l’anima attraverso la sua personale ricerca, che è ricerca di vita. Come per la generazione di quadri matrici ed astratti, ci sorprende e ci esalta con questa importante nuova produzione: qui i suoi quadri, le sue visioni ci portano esattamente dentro l’universo che ci contiene, rendendoci partecipi della materia della quale siamo fatti.

Sono proprio gli inauditi movimenti e gli impasti di colore, le forme nascenti dal nulla del nero che le contiene che alimentano profonde emozioni. Qui il pittore riesce letteralmente a far nascere dal colore che muove e penetra con la luce del buio del vuoto dipingendo iperuranici mondi, stelle inaudite, galassie con i loro moti, gas immateriali, quasi a ricordare e ricordarci di che siamo fatti e cosa diventeremo: e canta le emozioni di ciascuno di noi, attoniti spettatori di una società che decade e imbarbarisce tra l’indifferenza di popoli divoratori di questo pianeta spettacolare che tutto accoglie.

Ed è artista che denuncia quanto sia facile la via del cadere a rotoli nella banalità. Non è semplice contemplazione dell’Universo la sua, è perfetta visone pittorica, coerenza estrema tra idea e tecnica compositiva che trascende classificazioni stilistiche e temporali. Una pittura universale per un artista universale, qual è, che ci fa viaggiare nello spazio di emozioni universali eppure così personali, così profondamente umane, a ricordarci che siamo testimoni delle stesse galassie e di mondi che tutto muovono, fino alla nostra estrema ultima esperienza.

Qui la sua pittura parla come fosse compagna di vita, quasi a rivelarci le nostre umane esperienze sotto altra forma, attraverso dimensioni diverse dove spazio e tempo si incontrano proprio come i colori sulla tela stessa. Ecco dove e perché nasce la sua tecnica compositiva, sempre motivata profondamente dalle urgenze del dover dire, dover rappresentare, dover essere testimone di bellezza e vita.

Il suo è un viaggio continuo che si prende, consapevolmente o inconsapevolmente non fa differenza, cura del viaggio difficile della creazioni, quindi viaggio attraverso noi stessi, reinterpretazione della nostra esistenza attraverso percezione universale e profonda. I suoi lavori sono come “specchi” nei quali rivediamo e riviviamo esperienze emotive vissute. Come viaggi di immateriali strutture primigenie sulle quali nascevano i pensieri, e tutta la nostra conoscenza. Fino a far dire al poeta e all’uomo: “Stelle, testimoni dell’Universo, come voi ardendo muoio”.

Ci sorprende la sua compenetrazione dell’idea di Dio creatore e governatore universale, quell’Elohim che muove il Mondo e le altre stelle, tutto ciò che ciclicamente torna al punto di partenza, l’Architetto del mondo. Ecco ciò che tocca profondamente la grande sensibilità e la vita di Arrigo Morsut, profondo artista che attraverso la sua opera davvero ammira profondamente quello stesso Dio che invoca.


Elisa Grandi - “A riveder le stelle”


La nebbia copriva pesantemente la bassa friulana e poi con il nuovo anno è arrivata anche la neve. Il manto bianco, con il suo fascino pacato, mi è sempre piaciuto, eppure questa volta dopo giorni e giorni di cielo latteo sentivo nostalgia delle stelle, così sono corsa ad ammirarle in una stanza: al secondo òpiano della Galleria Bertoni (Palazzo Espositivo, Via XI Febbraio, Cervignano) l'artista friulano Arrigo F. Morsut esponeva la collezione “The stars”.

Ultiume in ordine temporale, le opere appartenenti a “The stars” parlano un linguaggio emozionale potente ed evocativo, le stelle dell'artista ci portano lontano dalla quotidianità della nostra modernità, troppo spesso caotica ed affannosa. Ci sembra quasi di sollevarci in aria e navigare verso una dimensione distante, remota eppure allo stesso tempo familiare.

Per guardare l'opera di Arrigo F. Morsut lo spettatore deve essere disponibile a mettersi in gioco e abbandonare le sue certezze. Le forme informali e spontanee delle galassie rapiscono lo sguardo, mentre i colori vivaci che si stagliano su sfondi nero notte interrogano il fruitore con domande profonde.

Dedicare temèpo alle opere di “The stars” significa affrontare un vero e proprio percorso meditativo: prima si viene travolti dall'esplosione caotica di colori e forme, ma poi ci si sofferma sui dettagli e i pensieri iniziano a sbocciare concatenati.

Il nero lucido ci ricorda il silenzio in cui queste enormi luci in espansione sono immerse e la nostra attenzione è rapita dai contrasti tra il colore e il non colore, tra qui e l'altrove, tra il lontano ed il vicino, tra il moto e l'immoto, tra il caos e la pace, tra la morte e la vita, tra la paura e la speranza. Tutto riassunto in un'unica occhiata che abbraccia l'universo e allo stesso tempo ci interroga come singoli uomini.




Angeli – Angels - Link sito web: http://aldiladelnulla.jimdo.com


Gabriella Machne (curatrice artistica) - "Commento alle opere"


Angeli: è questa la nuova produzione artistica di Arrigo Francesco Morsut. Dopo le stelle quindi, l'artista ci trasporta in un mondo etereo, altrettanto affascinante e misterioso, in bilico tra lo spirito e il fantastico.

La sua consueta e particolare tecnica, creata su cartoncino fissato poi sulla tela, permette di evincere tutta la straordinarietà dell'argomento.

Nelle Sacre Scritture non si parla della creazione degli angeli, né si definisce chiaramente se sono puri spiriti. L'idea dei suoi Angeli invece è ben definita, li ritrae in modo chiaro, che rispecchia pienamente il suo pensiero.

Il colore azzurrino che li contraddistingue esalta il loro aspetto etereo e sono circondati da luci e auree luminose. I visi sono senza volto, quasi ad identificare ognuno di noi in loro.

Sul tema “Angeli” troviamo vari argomenti; ci sono Angeli adoranti, armati, in azione, musicanti, ribelli, custodi ecc.

Ma nulla di tutto questo appartiene agli Angeli di Arrigo. Essi sono “Umani”, hanno una regalità innata, sono potenti, immacolati, da loro scaturisce una Bellezza celestiale e sono liberi da elementi antropomorfici.

Con la loro figura eretta e immobile, evidenziano la loro funzione di contatto tra il Creatore e gli Umani, con il compito di essere custodi e guide verso il mistero dell'Amore Divino.

Non sembrano astratti, ma inseriti in uno spazio concreto come “sostanze” intellettuali che, con naturalezza, interagiscono con l'Uomo.

In questi dipinti, appaiono come fanciulli e senza ali, vestiti di una semplice tunica. Un'immagine che ci riporta alle prime rappresentazioni degli angeli, nei primi secoli del cristianesimo. (Venivano rappresentati senza ali probabilmente per evitare che si confondessero con le divinità pagane alate).

Sicuramente quello che colpisce di più sono i “non volti”. L’atto di non disegnare il viso nascondendo le espressioni (riso, stupore, pianto, dolore ecc.), ossia “cancellare” una parte così umana, è un atto molto indicativo: lasciano i corpi privi dell’Ego.

In arte, la negazione del volto (non disegnato, celato da drappi o semi cancellato), è un tema che spesso è stato presentato da vari artisti e in varie epoche, come ad esempio da Piero della Francesca, Matisse, De Chirico, Magritte, Bacon. Solo per citarne alcuni.

Ma perché figure senza volto? Forse queste creature celestiali appaiono così per specchiarsi in esse senza filtri, per far luce su situazioni vissute e chiarire elementi della realtà che sfuggono.

Una sorta di evoluzione del proprio Essere che cerca “un volto” da collegare a cose forse “non viste” per quelle che sono, oppure per far ritrovare un qualcosa che “non si vede e non si percepisce più”.

Ecco che l'etereo Angelo diventa Messaggero di trasformazione e vicinanza che, con questo “stratagemma dell'inconscio”, il “non volto”, aiuta ad uscire dal un tunnel sofferente per percepire solo la Luce.
 

 


Atelier Bottega d'Arte "Amèbe" dell'artista Gabriella Machne - Via D. Bramante, 1 (Trieste)

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