CENNI STORICI DE "LA BOTTEGA"  

 


 

  In questa pagina troverete un po’ della nostra storia e dei nostri ricordi, alcune curiosità e qualcosa su Trieste. Buona visione!  

 


 

  Cenni storici   La storia della Bottega d’arte “Le Amèbe” parte da lontano e in un modo assai diverso dall’attuale. Era il 5 settembre del 1953 quando i miei genitori, Nives e Sergio aprirono, sempre in via Bramante 1 a Trieste, la bottega artigiana di materiale elettrico, casalinghi e impianti elettrici. L’elettricità: una tradizione di famiglia, soprattutto per Nives “figlia d’arte” assieme al padre e ad alcuni parenti.

 
  cenni storici 1953   cenni storici 1954   cenni storici 1955
cenni storici 1968 
  cenni storici 1972   cenni storici 2000  
      Nel 2000, dopo aver vissuto una vita tra lampadine, fili ed aver gestito il negozio per svariati anni, trasformo la Bottega artigiana “elettrica” in Bottega d’arte, dove i miei quadri ed i miei oggetti decorati a mano sono diventati un lavoro. Ospitando mostre, corsi e sviluppando l’attività di curatrice artistica, la Bottega è diventata anche un piccolo salotto aperto a tutti, artisti e non. Dal 2006 l’avventura continua su questo Sito Internet che si aggiorna e si rinnova continuamente.


 
  quadro amèbe  
Perché “Amèbe” - Quando nel 1997 un mio amico vide il mio quadro ad olio (su cartoncino) della foto qui a lato, mi disse che gli ricordava un mondo acquatico, simile alle amèbe.

L’idea mi piacque e questo quadro diventò il simbolo della mia creatività e della mia attività lavorativa. Ora troneggia in bella vista nella mia “Bottega”, incurante delle varie richieste di eventuali compratori perché sa che lui e le altre Amèbe non sono in vendita: sono i pezzi colorati della mia vita. Amèbe: un nome che mi ha portato fortuna!

Perché “Bottega” - Dalle nostre parti (ma forse anche altrove) negli anni dei nostri nonni era comune chiamare il negozio “bottega”. Ed è così che son cresciuta: nella “Bottega elettrica” e con una parola sa di calore umano, di vecchi ricordi e di lavoro fatto col Cuore.

Ma c’è anche un risvolto artistico: ho pensato alla Bottega degli artisti del Rinascimento, dove i ragazzi venivano “messi a bottega” per imparare il mestiere.

Era un luogo dove nascevano i grandi capolavori, ma era anche un luogo dove i grandi Maestri, com’era usanza allora, creavano anche oggetti di uso comune.


 
  Nota d'arte   Vediamone alcune: il Brunelleschi non fu solo l’artefice della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze ma fu anche orafo; Andrea Mantegna, pittore dei Gonzaga, si dedicò alle incisioni e il Beato Angelico, famoso per i suoi azzurri, decorava pergamene.

 

 


 

  Note storiche dei dintorni di Via Donato Bramante  
  Chi è Donato Bramante   Monte Asdruvaldo (PS) 1444- - Roma 1514. (Donato di Pascuccio di Antonio, detto Bramante). Architetto, si forma a Urbino. E’ vicino a Piero della Francesca. Attivo in Lombardia con i potenti Sforza. Si ispira al Brunelleschi. Nel 1500 si trasferisce a Roma. Papa Giulio 2° lo nomina sovrintendente alle fabbriche papali e per la costruzione della basilica di San Pietro. Fu anche pittore: un quadro famoso si trova nella pinacoteca di Brera (MI): il “Cristo alla colonna” (1490 circa).


 
  Zona d'arte   Via Bramante è circondata da nomi illustri: Via Tiepolo, Via Segantini, Piazza Sansovino, Via Bernini...Un pezzo della storia dell’Arte racchiuso nelle vie e nelle piazze del rione. Non c’è dubbio…è proprio il mio rione!!!


 
  Palazzo di Via Donato Bramante, 1   E’ un caseggiato costruito nel 1939, progettato dall’architetto Riccardo Pezzi. E’ in stile “Razionalista”. Dal primo dopoguerra in poi, arrivando agli anni trenta, l’architettura italiana sentì la necessità di reagire all’eclettismo ottocentesco, e alla breve stagione del Liberty, con una maggiore uniformità e semplicismo stilistico.

Due erano le possibilità: ritorno alle tradizioni classiche oppure le nuove tendenze razionalistiche. Entrambe aspiravano a rappresentare la tendenza politica dell’epoca, quasi “a specchio” tra la grandezza della Roma antica e la storia moderna.

Due visioni quasi incompatibili ma che due grandi architetti, quali Marcello Piacentini molto vicino alla politica nazionale, e Pagano di tendenza stilistica diversa, uniti assieme fecero nascere strutture come l’E 42 di Roma, conosciuto come l’EUR.

Anche Trieste si adeguò a ciò nel costruire i nuovi palazzi. Mentre nel resto del Regno vigeva la tendenza architettonica che, col suo aspetto imponente, puntava a magnificare il regime dell’epoca, nella nostra città alcuni giovani architetti come Umberto Nordio, Giorgio e Carlo Polli, Remigio Meng, Riccardo Pollak e altri nomi illustri, si orientarono, pur tenendo presenti le direttive ufficiali di allora, verso il “pensiero europeo”, ricercando un’architettura che non fosse di rottura ma che tenesse conto dell’edilizia già esistente.

Il diverso modo di progettare, più aperto alle esperienze internazionali che alla retorica del periodo, fissa uno stile inedito unito a tecnica, funzionalità, forme moderne, sperimentazioni tecnologiche innovative e nuovi materiali.

Qualche anno fa il palazzo di Via Bramante, 1 è stato segnalato (anche con foto) nel depliant dell’Azienda d’Informazione e di Accoglienza Turistica di Trieste “Itinerari triestini - Architettura anni ’30.

 
  via bramante   scala James Joyce   castello San Giusto   visione 3D  
  La casa Rosa   Di fronte alla mia Bottega c’è una casa rosa. In uno degli appartamenti ci ha abitato per tre anni (dal 1912 al 1915) uno dei più grandi scrittori del Novecento: James Joyce. Una lapide sul muro esterno lo ricorda, e i pullman quando passano con i turisti, rallentano. Questa è solo una delle tante case abitate dallo scrittore durante i suoi soggiorni a Trieste, ma in quelle stanze, Joyce scrisse la bozza di uno dei suoi scritti più celebri: l’Ulisse.


 
  La scala James Joyce   Di fianco a questa casa c’è la Scala J. Joyce che collega la Via D. Bramante alla Via Segantini. Qui c’è il castello Basevi che ospitava il vecchio Osservatorio Astronomico di Trieste. Ora ci sono solo gli uffici, l’Osservatorio è stato trasferito a Basovizza (TS). Nei primi anni ottanta fu tolta l’ultima cupola da una delle torri.


 
  Via Bazzoni   La via, sul Colle San Vito, prende il nome dall’omonima villa che fu, verso la fine del 1800, la dimora di Riccardo Bazzoni, podestà di Trieste. Chiusa da molti anni, qualche anno fa è stata messa in vendita dagli eredi e tutti gli oggetti messi all’asta. L’immobile è diventato un’altra sede dell’Osservatorio Astronomico.


 
  Colle di San Giusto   Girando a destra alla fine di via Bramante 12, dalla salitina di via San Giusto, si arriva al colle dove c’è la cattedrale ed il castello omonimi. A parte ciò…da questo Colle deriva anche la definizione di “mularia, mule e muli” compresi! La storia è un po’ lunga ma, in sintesi, dopo il 129 a.C. Roma decise di decentrare il comando unico di Aquileia creando altre due colonie a Trieste e a Pola. Dal nome di un console-condottiero romano, un certo Aulo Manlio Vulsone, il Colle fu chiamato “Mons Manlianus” ossia: “luogo di riunione con Manlio” essendo luogo di “osservazioni” dalla rocca e di riunioni militari. Da qui il nome Montemuliano. Con l’arrivo dei romani e per ragioni militari, tutt’attorno al Colle non si poteva più costruire. C’era solo terreno e, i pochi abitanti che coltivavano vigne e ortaglie, venivano chiamati “muliani”. Ecco, questa sembra essere la ragione perché i triestini vengono chiamati muli, mule e mularia!

Queste ed altre curiosità sulla zona di Via Bramante si possono leggere sul fascicolo “Racconti in vetrina” di G. Machne.


 

 

  Alcuni ricordi "elettrici"  
  Anno 1968   Il negozio viene ristrutturato e diventa più luminoso e spazioso. Un nuovo look per andare incontro agli anni settanta.


 
  Anno 1970   Sergio Machne, in ricordo del padre, istituisce il 1° “Trofeo Francesco Machne” per un torneo di bocce. La squadra “Ditta S. Machne” si qualifica al 4° posto. 1976: S. Machne partecipa al 1° corso di tecnica antinfortunistica e aggiornamento normativa impianti elettrici presso la sede dell’Ente Nazionale Prevenzione Infortuni (E.N.P.I.) di Trieste.


 
  Anno 1983   In occasione del 30° di attività la Ditta Imp. Elett. Sergio Machne viene inserita – dal Messaggero Economico Italiano - nell’Albo D’Oro del Lavoro per la sua prestigiosa attività professionale.


 
  Anno 1985   La Ditta S. Machne riceve il Premio Internazionale “Ercole d’Oro” Oscar per l’Artigianato indetto dall’Accademia Internazionale per le Scienze Economiche e Sociali. Villa Manin (UD).


 
  Motivazioni   Quale riconoscimento di merito per aver contribuito con le sue indubbie capacità dimostrate nell’espletamento della propria attività a mantenere vive quelle che sono le tradizioni artigianali.


 
  Sergio Machne   Artista dal talento naturale, si diletta con piccole sculture, con disegni a matita e predilige la pittura ad olio su tela. I suoi temi preferiti sono i paesaggi e i ritratti di personaggi celebri. Da giovane ha studiato musica, sax tenore, ed è stato allievo del M° Stelio Licudi. Ha suonato in varie bande cittadine. (Trieste). Dal 1997, spronato dalla figlia, ha partecipato ad alcune collettive.


 
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Atelier Bottega d'Arte "Amèbe" dell'artista Gabriella Machne - Via D. Bramante, 1 (Trieste)

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